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Brachiterapia

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La Brachiterapia, conosciuta anche come radioterapia interna o curieterapia, è una forma di radioterapia in cui una sorgente di radiazioni è collocata all’interno o vicino alla zona da trattare. Questa forma di radioterapia in cui delle piccole capsule (”semi”) contenenti sorgenti radioattive (Palladio 103/Pd-103 o Iodio 125/I-125) vengono impiantate nella prostata sotto guida ecografica. Si tratta di una procedura minimamente invasiva che si completa in un’unica seduta operatoria della durata di circa 90 minuti.

Ogni “seme” rilascia piccole quantita’ di energia radiante ad una limitata porzione di tessuto prostatico. Il “ristretto” raggio di azione di ciascun seme e la assoluta precisione con cui viene eseguito l’ impianto consentono, rispetto alla radioterapia a fasci esterni, di non danneggiare strutture adiacenti alla prostata quali il retto, la vescica e l’uretra. Per contro, l’ elevato numero di sorgenti impiantate nella prostata (in media 80-100 per il Pd 103 e 70-90 per lo I-125) consente di trattare il tumore con una dose di radiazioni estremamente elevata (13.500 rad o 135 Gy per il Pd-103 e 14.500 rad o 145 Gy per lo I-125) I “semi” restano nella prostata per tutta la vita inattivi senza arrecare fastidi al paziente. I semi vengono rilasciati all’ interno della prostata attraverso sottili aghi introdotti sotto controllo ecografico attraverso il perineo. Questa tecnica permette dellle percentuali di cura (espresse in termini di pazienti vivi e liberi da progressione biochimica di malattia e cioe’ senza risalita del PSA ) sovrapponibili alla chirurgia  (prostatectomia radicale ) e superiori a quelle conseguite con la radioterapia convenzionale a fasci esterni (comparazioni retrospettive).

Le indicazioni alla brachiterapia sono nel tumore prostatico localizzato, poco aggressivo a basso rischio di avere diffusione extraprostatica : Tumori fino allo stadio T2b, PSA < 10 ng/ml, Gleason socre < 7. Controindicazioni a questa manovra sono le dimensioni prostatiche (volume ghiandolare prostatico < di 20cc e > di 60cc), la presenza di una sintomatologia ostruttiva urinaria (IPSS > 19, flusso urinario massimo < 12 ml/s, residuo post-minzionale > 50 cc)  e pregressi interventi sulla prostata. L’impianto di sorgenti radioattive puo’ essere eseguito in anestesia generale o locoregionale o addirittura locale e si conclude in meno di 90 minuti. E’ un trattamento minimamente invasivo, che non prevede alcuna incisione chirurgica; non puo’ determinare emorragie e non espone alle possibili complicanze tromboemboliche segnalate per la chirurgia pelvica. La BT puo’ essere consigliata a quei pazienti che desiderino preservare la potenza sessuale dopo il trattamento (l’impotenza erigendi si verifica nel 20-30% dei pazienti sottoposti a BT contro il 60 e piu’ % dei pazienti sottoposti a prostatectomia radicale) ed a quei pazienti che vogliano ridurre al minimo i rischi di una incontinenza urinaria, eccezionale dopo BT.

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